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TRASVERSALITA'

 

Lo sviluppo, in profondità e in ampiezza, delle conoscenze nell'arco del nostro secolo, la loro riorganizzazione, i mutamenti del rapporto con il mondo del lavoro, l'elevata velocità con cui "invecchiano" competenze specifiche, l'accesso all'istruzione superiore di soggetti di estrazione socio-culturale piuttosto diversa e quindi portatori di cultura ed esigenze diverse, pongono alla scuola una serie di problemi.

Da una parte vi è l' esigenza di "allineare" la cultura scolastica con gli sviluppi contemporanei, di ridefinire il proprio apporto/rapporto con il settore del lavoro e della produzione, di rispondere alle esigenze variegate dei soggetti che la frequentano; d'altra parte occorre che la risposta non sia semplicemente in termini di una aggiunta ai programmi di già esistenti o di una moltiplicazione incontrollata delle discipline di insegnamento, o che si traduca in una scuola troppo precoce di indirizzo,in specializzazioni troppo appiattite su esigenze locali e transitorie e che prescinda dalle acquisizioni nel campo delle scienze o dai risultati delle sperimentazioni sul campo condotte dal corpo insegnante.

E' evidente che si tratta di problemi giganteschi per i quali non esiste una risposta univoca anche se si possono individuare alcune linee guida lungo le quali procedere ad ulteri- ori specificazioni e approfondimenti.

* Quale ruolo devono avere i saperi disciplinari?

* In che modo affrontare il nodo della frantumazione / integrazione dei saperi; della acquisizione e della capacità di gestire la complessità dei fenomeni?

Crediamo che la comprensione dei fenomeni debba muoversi lungo binari disciplinari a partire da un certo livello scolare e che la complessità dei fenomeni vada colta attraverso l'interazione fra piani disciplinari, palesando le convergenze e le articolazioni fra discipline, i legami fra cose disgiunte ma non isolate.

Una operazione di questo genere può essere condotta utilizzando gli strumenti della autonomia, attraverso l'introduzione di spazi di programmazione autonoma.

L'ottica della programmazione autonoma non può naturalmente essere intesa come totale libertà di fare ciò che si vuole o semplicemente come risposta a situazioni contingenti senza una visione del futuro.

Se è vero che la comprensione delle cose passa attraverso i binari disciplinari e se è vero che occorre cogliere i tratti che fanno delle discipline corpi non isolati, occorre che la programmazione si muova in un quadro di riferimenti stabili caratteristici di ogni disciplina (che la definiscono come ciò che essa è) e di gruppi di discipline.

Con ciò ci si riferisce al problema della individuazione dei "nuclei fondanti" dei saperi disciplinari e comuni a gruppi di discipline.

Ferma restando l'interdisciplinarietà valida a qualunque livello di insegnamento/apprendimento, la trasversalità non può che arrestarsi quando si accede al ciclo superiore della scuola dell'obbligo .

Il giovane studente più procederà nei suoi studi e più deve iniziare a comprendere e valutare i suoi interessi culturali, le sue attitudini , soddisfare le sue curiosità e perciò deve apprendere da docenti che sono qualificati per l' insegnamento di una data disciplina e che possono quindi con un coirretto approccio metodologico e con un linguaggio appropriato, accessibile e articolato presentare la disciplina stessa,approfondire i concetti, le informazioni, la conoscenza dei saperi.

Questa diverrà sempre più specifica e alla specificità dei saperi deve accompagnarsi la specificità dell'insegnamento. Ciò anche per aiutare e guidare il ragazzo, "orientarlo" , nella scelta del suo futuro lavoro, cioè della sua vita professionale e della sua esistenza.

Riferendoci in particolare alla Chimica, la sperimentazione è componente essenziale e indispensabile per comprendere il significato di questa Scienza. E solo chi ha la preparazione specifica possiede la competenza, la abilità e la professionalità per attuare la opportuna sperimentazione.

Purtroppo da 30 anni e più schiere di giovani, specie nei Licei e negl'Istituti Magistrali, non hanno mai compreso e appreso alcunchè di questa disciplina tanto formativa e che ha dato e da un apporto notevole al progresso dell' umanità, proprio perchè non hanno avuto docenti qualificati all'insegnamento della Chimica.

Affermiamo anzi che proprio per le ragioni su esposte, si ha un concetto e una conoscenza errati della Chimica.

Quanto detto vale anche per l'insegnamento della Fisica: altra scienza sperimentale.

ll problema non è superare i particolarismi e evitare le nicchie, si tratta invece di dare allo studente ciò ch'e un suo diritto: il docente giusto al posto giusto!

Ciò è anche importante per creare i bravi tecnici.

Eppoi sorge spontanea una domanda: a cosa servono le diverse lauree se non a formare i professionisti in un dato settore e a dare conoscenze specifiche?

Nel documento sulla " trasversalità" presentato dalla ANISN si legge ( precisamente nella ultima pagina, il seguente passo:

*presenza nella scuola di docenti.........(ad esempio........."assistente/tecnico laureato o diplomato per la gestione delle attività di laboratorio".......... ).

Desidereremmo anzitutto che fosse chiarito il significato di gestione.

Se per gestione s' intende l'operazione di preparazione degli strumenti, o del materiale o delle varie apparecchiature necessarie alla realizzazione dell'attività pratica (laboratorio) possiamo condividere quanto scritto, non così se invece per gestione si intende la selezione sapiente, consapevole e articolata delle applicazioni in laboratorio che concorrono non solo all' acquisizione di abilità manuali da parte dell' alunno ( fattore e componente importatissimi nello sviluppo della sua personalità ), ma anche allo sviluppo delle sue abilità logico - deduttive, a stimolare e acuire il suo spirito di osservazione, la sua capacità di analisi e di sintesi, i collegamenti concettuali. e quindi il suo apprendimento critico e la sua crescita intellettiva.

L'attività di laboratorio non deve e non può essere disgiunta dal processo di acquisizione concettuale dei temi trattati.

Se vogliamo tutti noi creare una scuola migliore da cui devono venir fuori ragazzi la cui preparazione sia competitiva sul mercato del lavoro. Il primo e determinante passo da fare è quello di essere, noi DOCENTI, responsabili e consapevoli della nostra importante funzione nella Scuola.

Palermo 10 settembre 1998

Proff. C.Mansueto, G.Mauro