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Risposta AIC a Galli della Loggia PDF Stampa E-mail

Gli interventi del Prof. Ernesto Galli Della Loggia si leggono sempre con curiosità, interesse ed attenzione poiché vengono espressi punti di vista, ancorché discutibili, utili per la riflessione e l’approfondimento dei temi trattati.

Sicché, scrivendo Egli sulla Scuola, argomento quanto mai d’attualità e sulla bocca di tanti ed entrando così nel mio habitat professionale, ha prepotentemente stimolato la mia motivazione alla lettura.

Dico subito che il “pezzo” è oltremodo di maniera e deludente.

Di maniera perché onora, con una lunghissima parte introduttiva oscillante tra lo scontato il vago e l’esortativo, una procedura argomentativa politicamente corretta e del tutto innocua, sorvolando a distanza di sicurezza sia nodi cruciali della questione sia le ipotesi avanzate sulla loro risoluzione.

E’ deludente allorquando, a malincuore come candidamente confessato, il Prof. Ernesto Galli Della Loggia scende nell’arena dei suggerimenti pratici e delle proposte operative.

A questo punto infatti il Professore, distrattamente e contraddittoriamente, si inserisce nel mainstream governativo reclamando “piazza pulita”(terminologia che si addice ad un intellettuale?) di troppe materie e di troppe ore di lezione!

Personalmente non apprezzo nè condivido tale conclusione di un processo ideativo che era partito correttamente dalla “costruzione della personalità individuale attraverso l’apprendimento dei saperi e la disciplina che esso comporta”.

Impostata così la questione, ha provato il Prof. Ernesto Galli Della Loggia a chiedersi a cosa serva la riduzione dell’orario delle lezioni? Ha idea il Professore di cosa significhi l’accorpamento delle discipline di studio in ambito scientifico? Sono queste ipotesi, alle quali stanno lavorando un paio di Ministeri, funzionali alla riqualificazione dell’insegnamento e dell’apprendimento? Meno ore di lezione e di studio significano più sapere? Meno ore di lezione significano maggiore e migliore coinvolgimento degli studenti ed assistenza per gli stessi? Meno Dante, meno Gauss, meno Kant aiutano di più a capire il mondo ed a governarlo? Meno discipline scientifiche, teoriche e sperimentali, preparano un futuro migliore? Chi ha stabilito e con quali prove questa perversa relazione inversa tra ore di lezione/studio e quantità e qualità di conoscenze e competenze?

Mi auguro che il Prof. Ernesto Galli Della Loggia abbia tempo e voglia, nelle prossime settimane, decisive per il futuro della Scuola di questo paese, di riflettere pubblicamente su queste problematiche.

Finisco con un’annotazione a margine: anni addietro nelle sale cinematografiche italiane si proiettava un film dal titolo “Sotto il vestito niente”. Oggi non mi piacerebbe che la Scuola italiana mettesse niente sotto il grembiule!

 


Associazione Insegnanti Chimici

Il Presidente

Giorgio Cucciardi