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SINTESI


Un viaggio fondato sull’esperimento che ha dato forte motivazione anche ai più piccoli, attivandoli nel fare proposte e ragionare sul loro percorso mentre comprendevano che il fare uso sapiente delle mani contribuisce alla completezza dell’individuo. Da questa condizione stimolante scaturivano tutti i “perché” e il dialogo sempre incoraggiato. L’apprendimento confina con il gioco e nella classe si crea un’atmosfera di collaborazione e partecipazione. Questo viaggio ha regalato a chi l’ha vissuto tante emozioni, ha arricchito professionalmente i docenti e ha fatto sentire gli alunni più vicini alla scienza “fatta in laboratorio” perché l’hanno sperimentata e non la vivranno più come astratta.


PREFAZIONE

di Rita Coscarella


Quando frequentavo la scuola media la matematica e le scienze mi apparivano materie oscure e incomprensibili: non riuscivo a collegare i concetti con la vita reale.

Ricordo il titolo del testo di scienze naturali: “Osserva, sperimenta e impara”. Sulla copertina appariva una lente di ingrandimento enorme che faceva sognare e immaginare aule attrezzate di laboratorio ricche di strumenti.

In realtà la sperimentazione in classe era relegata a piccoli esperimenti svolti spesso durante l’ultimo quarto d’ora di lezione e le lezioni erano cariche di contenuti nozionistici di cui oggi non ricordo nulla.

Mi è rimasto il rammarico di avere perso un’occasione: quella di comprendere i fondamenti delle discipline scientifiche: ci sono voluti anni per ricucire nella mia mente la trama tra discipline umanistiche e scientifiche.

Per questo motivo il progetto “Educazione scientifica nella scuola di base” mi ha subito entusiasmato e ne sono stata una sostenitrice appassionata.

L’idea di fondo del progetto era chiara: sollecitare la curiosità, la motivazione, il desiderio di imparare dell’alunno attraverso l’esperienza. Solo in questo modo i concetti vengono appresi in modo permanente.

Infatti argomenti come la grandezza fisica, il galleggiamento, la viscosità, la densità possono risultare astratti se non sono accompagnati da un’attività in cui l’alunno a qualsiasi età diventa protagonista e costruttore di conoscenza.

Se gli alunni vengono guidati a osservare, confrontare, ordinare, verificare, elaborare ipotesi, ecc. l’apprendimento diventa realmente significativo.

Così l’esperienza, accompagnata dal dialogo con il docente e con la classe, diventa anche un mezzo per riflettere sul linguaggio, per usare un linguaggio sempre più preciso e idoneo: il linguaggio non è più uno strumento passivo legato prevalentemente alla trasmissione di nozioni astratte ma serve all’alunno per costruire la propria conoscenza.

Ringrazio l’AIC per avermi coinvolto in questa sperimentazione, per avere portato a termine l’iniziativa con professionalità.

I frutti del loro lavoro li troviamo nelle pagine di questo libro.

Un grazie di cuore alle professoresse Giuseppa Mauro e Irene Mongiovì che hanno condotto il lavoro con generosità, impegno e passione.

 


 

 

 


                  
 
 
 
 
 
 

Sito aggiornato il 2 aprile 2018
 

 

 

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